20.9.04

[2001#01] eric gill


«Le lettere son dei segni che stanno per dei suoni […] -scrive Eric Gill nel capitolo Lettering del suo An Essay on Typography, vero classico del genere (ancora inedito in italiano): I edizione 1931, II aum. 1936, III 1941, IV 1954, V 1988 e non è finita- Le lettere non sono figure o rappresentazioni. Sono forme più o meno astratte […] Le lettere per noi sono l’alfabeto romano e l’alfabeto romano son le nostre lettere […] e si può dire che queste lettere han preso conformazione definitiva intorno al I secolo dC […] Per quanto esistessero altre lettere d’ogni tipo (su tavolette di cera, su papiro ecc.), il genere più comune era l’iscrizione su pietra. Di conseguenza, quando si dovevano tracciar lettere ‘nel miglior modo possibile’, era l’iscrizione lapidea a far da modello. Non si diceva: questo strumento, quel supporto rende naturale o si presta alla realizzazione di tali e talaltre forme. Al contrario, si diceva: le lettere sono queste e quest’altre forme; perciò, quali che siano gli strumenti e i supporti, si devono tracciare queste forme nel modo migliore consentito da strumenti e supporto. Questo è il procedimento che è stato sempre seguito. La mente decide le forme delle lettere, non lo strumento o il supporto. Non si vuol con ciò negare che strumenti e supporti abbiano avuto influenza sulla forma delle lettere ma questa influenza è stata alla fine secondaria e in massima parte s’è esercitata senza la cosciente intenzione dell’operatore». S’acconsenta o meno con queste sue tesi, Gill è uno straordinario artista e progettista visuale del novecento, pressocché ignoto al di fuori dei confini patri; potrebbe essere assunto a matura espressione del peculiare ‘modernismo’ del Regno Unito tra le due guerre, all’egida di un’esistenza inquieta, eccessiva e mobile, sospesa tra religiosità e carnalità, ascetica e politica, meditazione e propaganda, sacro e profano. Come la sua vita intima (meticolosamente registrata), la sua produzione artistica e letteraria è, a dir poco, smodata e plurale: migliaia di incisioni, oltre 700 iscrizioni, almeno 500 sculture, più di 550 testi; e non è il caso di dimenticare qui i suoi caratteri da stampa, disegnati tra secondi anni venti e prima metà dei trenta ma tutt’oggi in uso: Perpetua, Gill Sans, Joanna (il più bel corsivo del novecento) i maggiori -e poi Solus, Golden Cockerel, Bunyan (Pilgrim). Oratore instancabile, polemista feroce, opinionista facondo in materia d’arte società religione, Eric Arthur Rowton Gill era nato il 22 febbraio 1882 a Brighton, secondo dei dodici figli di Arthur Tidman Gill e Rose Gill, in una famiglia ricca di vocazioni religiose, a cominciare dal nonno, missionario nelle isole dei mari del sud, e dallo stesso padre, ministro dissenziente. Il giovane Eric mostra talento grafico e nel 1897 studia da artista alla Technical and Art School di Chichester. Nel 1900, diciottenne, si impiega invece a Londra come disegnatore nello studio dell’architetto degli Ecclesiastical Commissioners di Westminster, William D. Caröe. Nei tre anni di apprendistato da Caröe, Gill passa le sue serate studiando arte della muratura al Westminster Technical Institute e calligrafia alla Central School of Arts and Crafts, sotto la guida magistrale di Edward Johnston, che nel 1902 lo invita a dividere con lui l’alloggio nel complesso comunitario della Lincoln’s Inn, una delle quattro Inns of Court di Londra. Nel 1903, Gill decide di lasciare lo studio di Caröe per dedicarsi alla libera professione di artigiano-letterista, dopo aver ricevuto l’incarico di alcune iscrizioni per la nuova Medical School a Cambridge dall’architetto che la stava costruendo, Edward Prior. Dopo il matrimonio di Johnston nel 1904, anche Gill si sposa, nello stesso anno, con Ethel Moore, da cui avrà tre figlie (Elizabeth, Petra e Joanna -il figlio Gordian sarà adottato). Agli inizi, i lavori di Gill sono soprattutto iscrizioni, insegne e incisioni, che gli vengono richiesti da privati ma anche dalla catena britannica WH Smith e dall’Insel Verlag di Lipsia. Dopo aver aperto il suo primo atelier a Hammersmith, già nel 1907 deve trasferirsi con la famiglia a Ditchling, nel Sussex, ove inizia a scolpire la pietra, attività che nel corso degli anni lo vedrà assumere importanti incarichi, quali la Via Crucis nella cattedrale di Westminster (1914-18) o i rilievi per i London Underground Headquarters (1928 sgg), la Bbc Broadcasting House (1929 sgg), la sede della Società delle nazioni a Ginevra (1935-38). Nel 1908, Gill stringe amicizia con Roger Fry, Jacob Epstein e Ananda Coomaraswamy, che lascerà un profondo e durevole segno in lui; altri importanti incontri saranno quelli con Jacques Maritain (1923) e Henry Moore (1928). La comunità di Ditchling si arricchisce con l’arrivo di Johnston nel 1912; l’anno dopo Gill si converte alla dottrina cattolica. Nel 1924, una sempre più ampia comunità muove da Ditchling a Capel-y-ffin, un remoto monastero semidiroccato nelle Black Mountains del Galles, dove Gill si occupa soprattutto di incisione e disegno di caratteri, in felice associazione con la Monotype Corporation (sotto la guida artistica di un consigliere d’eccezione quale Stanley Morison) e con la Golden Cockerel Press. Del 1924 è anche l’incarico del governo di Sua Maestà di progettare francobolli e una moneta d’argento. Le difficoltà logistiche di Capel-y-ffin porteranno nel 1928 a un nuovo trasferimento, questa volta a Piggotts, in un gruppo di fattorie presso High Wycombe nei Chilterns, che ospitano, oltre ad assistenti e famiglie varie, anche un vero atelier di scultura e una tipografia, fino a farne «a cell of good living -per usare le parole di Gill- in the chaos of our world». Del 1939 è infine il suo unico progetto da architetto (professione a cui s’era votato ed era stato formato in gioventù), la chiesa neo-ogivale di Gorleston-on-Sea, nei pressi di Great Yarmouth. Colpito da cancro polmonare, Gill muore il 17 novembre 1940; sulla pietra tombale, da lui stesso disegnata, si legge: «Pray for Me / Eric Gill / Stone Carver».

[Eric Gill / Stone Carver, in “Casabella” (Milano), 686, febbraio, p. 84]
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