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	<title>poison.galore &#187; sp: verba</title>
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		<title>fyi</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2009 09:33:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel corso del 2009 ho finora pubblicato, sui temi della grafica:
Archinote contemporanee
in “Casabella” (Milano), 774, febbraio, pp. 92-97
• architettura moderna e grafica delle banconote
Beautiful Evidence
in “Casabella” (Milano), 775, marzo, p. 9o
• presentazione di un saggio di Edward Tufte
Carlo Scarpa, homme de lettres

in “Casabella” (Milano), 777, maggio, pp. 92-103
• sul disegno di lettere del maestro veneziano

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso del 2009 ho finora pubblicato, sui temi della grafica:</p>
<p><em>Archinote contemporanee<br />
</em>in “Casabella” (Milano), 774, febbraio, pp. 92-97<br />
• architettura moderna e grafica delle banconote</p>
<p><em>Beautiful Evidence<br />
</em>in “Casabella” (Milano), 775, marzo, p. 9o<br />
• presentazione di un saggio di Edward Tufte</p>
<div><em>Carlo Scarpa, homme de lettres</em></div>
<div>
<div>in “Casabella” (Milano), 777, maggio, pp. 92-103</div>
<div>• sul disegno di lettere del maestro veneziano</div>
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		<title>pg 12-13</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Oct 2008 18:11:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sp</dc:creator>
				<category><![CDATA[riviste]]></category>
		<category><![CDATA[sp: verba]]></category>

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		<description><![CDATA[
Aiap edizioni, Milano, settembre 2008 
numero doppio, pp. 272 + allegato, ill. a colori.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://sdz.aiap.it/notizie/10632#top"><img src="http://www.aiap.it/imgcache/8bbe31d2198a77f381f92674a21207c2.png" alt="" /></a></p>
<p><a href="http://www.aiap.it/libreria.php?ID=1329">Aiap edizion</a>i, Milano, settembre 2008 <br />
<em>numero doppio, pp. 272 + allegato, ill. a colori.</em></p>
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		<title>strategie del mostrare</title>
		<link>http://www.polano.eu/sp/2008/10/11/strategie-del-mostrare/</link>
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		<pubDate>Sat, 11 Oct 2008 07:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sp</dc:creator>
				<category><![CDATA[allestimento]]></category>
		<category><![CDATA[sp: verba]]></category>

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		<description><![CDATA[
Omaggio a Palladio
18 allestimenti per la Basilica Palladiana

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.electaweb.it/libri/scheda/allestimenti-tra-le-quinte-di-palladio/it/"><img src="http://gallery.electaweb.it/albums/userpics/10002/amenormal_allestimenti_palladio.jpg" alt="" width="212" height="269" /></a></p>
<p><a href="http://www.abacoarchitettura.org/ita/arch/palladio2.html">Omaggio a Palladio<br />
18 allestimenti per la Basilica Palladiana</a><br />
<img src="http://www.abacoarchitettura.org/new_images/palladio/01.jpg" alt="" /></p>
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		<title>12 anni dopo…</title>
		<link>http://www.polano.eu/sp/2008/08/03/12-anni-dopo%e2%80%a6/</link>
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		<pubDate>Sun, 03 Aug 2008 09:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sp</dc:creator>
				<category><![CDATA[sp: verba]]></category>

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		<description><![CDATA[Università e ricerca
Il futuro del paese
Nella nuova situazione politica e di governo, la riunione sotto una sola responsabilità di due dicasteri quali Mpi (ministero pubblica istruzione) e Murst (ministero università e ricerca scientifica e tecnologica) appare come un segno positivo. Prefigura, infatti, una diversa attenzione e un impegno competente per affrontare un problema cruciale per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Università e ricerca<br />
Il futuro del paese</strong></p>
<p>Nella nuova situazione politica e di governo, la riunione sotto una sola responsabilità di due dicasteri quali Mpi (ministero pubblica istruzione) e Murst (ministero università e ricerca scientifica e tecnologica) appare come un segno positivo. Prefigura, infatti, una diversa attenzione e un impegno competente per affrontare un problema cruciale per il paese: il ciclo organico della formazione scolastica e il ruolo della ricerca pubblica. Dire che oggi la situazione della scuola e della ricerca è preoccupante, è un eufemismo; in particolare, lo stato dell’università – che ci interessa specificamente, per i nostri lettori – appare al limite del collasso.<br />
Per capirci, facciamo un esempio. Le imprese d’ogni tipo hanno i loro cicli e le loro fortune, nel mercato e nella realtà produttiva. È fisiologico che quando non funzionano debbano chiudere, e altre le sostituiscano, assorbano, dismettano; tutto ciò è nella logica del rischio imprenditoriale e dei cicli economici. Questo principio non s’attaglia, però, a quella particolare impresa, deputata istituzionalmente alla formazione superiore e alla innovazione/ricerca, che è l’università. Se si dismette il “cervello” del paese, tanto vale chiudere il paese. Se non si investe nella scuola, e dunque nell’università, ci si gioca il futuro – ma questa ovvietà, nell’agenda setting dei media, della cultura e della politica da lungo tempo pare non avere avuto che poco rilievo, o punto.<br />
Cosa allarma dell’università italiana, in generale? La senilità del corpo docente, la cui età media è ormai avanzata, senza chance reali di ricambio, pur sapendo che l’istituzione ha bisogno fisiologico di intelligenze “fresche”; uno status paradossale dei docenti “ufficiali”, burocratizzati, disincentivati, controllati solo formalmente nelle prestazioni (a cui si accompagna, in molte facoltà, una folla sterminata di collaboratori, di fatto “anime morte”, su cui tutti tacciono); la mancanza di risorse, che se va bene si attestano a una quota marginale del pil; la produttività scientifica di chi fa ricerca, quasi nulla, per quanto risulta dai principali rilevatori internazionali in settori chiave; il sovraffollamento patologico di atenei e corsi di laurea, resi impotenti a fornire una formazione seria e competitiva; l’incidenza elevatissima degli abbandoni e l’eccessiva durata effettiva degli studi, che fa della nostra una università poco “produttiva” nel rapporto costi/benefici, ammalata di sprechi, ostile agli utenti. Tutti dati e aspetti noti, stranoti, che si cumuleranno in un prevedibile effetto a medio termine (i tempi propri dell’università, non delle imprese) devastante; e non proviamo nemmeno a confrontare la situazione con quella di altri paesi, per pudore. In parte, sono anche gli esiti di una “riforma” mancata nei primi anni ottanta e dei successivi timidi rappezzi. In parte ancor più rilevante, sono i risultati di quello che parrebbe un gravissimo disinteresse diffuso. Trascurando e svilendo il principale luogo di innovazione/ricerca del paese, si rinuncia però a produrre ricchezza, benessere, sviluppo. Ci si avvia, distrattamente, all’impoverimento, a un destino da terzisti, a perdere posizione nel concerto delle nazioni industrializzate, drammaticamente annunciato dalla nostra pressocché totale dipendenza nell’importazione delle tecnologie avanzate. Il quadro è grave e urgono interventi incisivi, in tempi brevi, su più fronti: inutile tentarne anche solo un elenco parziale, che per le facoltà di architettura sarebbe aggravato dalla questione del “nuovo ordinamento”, già in crisi. Le trasformazioni non potranno essere indolori: la “riconversione” dell’apparato è destinata a scontrarsi, se non vuol essere un’ennesima velleità, contro interessi, mentalità, abitudini poco malleabili; ma non è più possibile rimandare.<br />
Non mancano né le proposte né le ipotesi: occorre quella volontà di decisione in sede politica (confortata da capacità di confronto effettiva con la realtà della situazione) che negli ultimi decenni è stata assai debole, irrigidita da interessi miopi, ingessata da calcoli miseri, irretita da lobbismi beceri, sostanzialmente irresponsabile.<br />
Non è facile, né semplice, ma è necessario: in gioco è il futuro del paese.</p>
<p>[Pubblicato in “Casabella” (Milano), 637, settembre 1996, editoriale]</p>
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		<title>w@w</title>
		<link>http://www.polano.eu/sp/2008/05/18/ww-2/</link>
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		<pubDate>Sun, 18 May 2008 05:10:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sp</dc:creator>
				<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[sp: verba]]></category>

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		<description><![CDATA[La guerra delle donne in sdz.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://sdz.aiap.it/notizie/10240">La guerra delle donne</a> in sdz.</p>
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		<title>antiverbi</title>
		<link>http://www.polano.eu/sp/2008/05/08/antiverbi/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2008 08:45:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sp</dc:creator>
				<category><![CDATA[sp: verba]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.polano.eu/sp/?p=1537</guid>
		<description><![CDATA[A
L’apparenza non inganna, appare.

Se l’apparenza inganna, bisogna ingannare l’apparenza.
Il migliore attacco è la difesa.
B
Nella bocca dei saggi abbonda il sorriso.
C
Chi è causa del proprio ben, si feliciti con se stesso.
Ciascuno al suo.
Credetemi, sono un bugiardo; non credetemi, dico la verità.
D
Date, e vi sarà chiesto.
E
Molti gli eletti, pochi i chiamati.
G
Tanto va la gatta al lardo, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A</p>
<p>L’apparenza non inganna, appare.<br />
<span id="more-1537"></span><br />
Se l’apparenza inganna, bisogna ingannare l’apparenza.</p>
<p>Il migliore attacco è la difesa.</p>
<p>B</p>
<p>Nella bocca dei saggi abbonda il sorriso.</p>
<p>C</p>
<p>Chi è causa del proprio ben, si feliciti con se stesso.</p>
<p>Ciascuno al suo.</p>
<p>Credetemi, sono un bugiardo; non credetemi, dico la verità.</p>
<p>D</p>
<p>Date, e vi sarà chiesto.</p>
<p>E</p>
<p>Molti gli eletti, pochi i chiamati.</p>
<p>G</p>
<p>Tanto va la gatta al lardo, che si prende lo zampone.</p>
<p>M</p>
<p>Il mattino ha loro in bocca e noi negli occhi.</p>
<p>N</p>
<p>Se si nasce pompieri, si muore di pizzichi.</p>
<p>P</p>
<p>La paura fa 90, il coraggio 91.</p>
<p>Pensare leggero per reggere il pensiero.</p>
<p>Potere non è potenza, come Napoli non è Cosenza.</p>
<p>S</p>
<p>Chi troppo stringe, nulla vuole.</p>
<p>T</p>
<p>Chi semina tempesta, raccoglie vento.</p>
<p>Chi tace non dice niente, magari dissente oppure non sente.</p>
<p>U</p>
<p>Uno per uno, tutti per uno.</p>
<p>V</p>
<p>Verba volant, sms manent.</p>
<p>Se è difficile verificare il vero, falsificalo.</p>
<p>Se niente è più vero del verisimile, niente è più creduto del credibile.</p>
<p>Se niente è più incredibile della verità, niente è più credibile del falso.</p>
<p>Chi vuole, merita.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>editoriali07</title>
		<link>http://www.polano.eu/sp/2008/05/06/editoriali07/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 May 2008 15:19:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sp</dc:creator>
				<category><![CDATA[sp: verba]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<category><![CDATA[ve]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutti gli editoriali tutti scritti per il giornale degli workshops unIuav 2007 ossia “laboratorio07” ossia florilegio poisongaloresco.

Esserci, o non esserci 1
Luglio 10, 2007
Peripezie, vi racconterò, e velenose istorielle, essendo io poison galore.
E cose di vita varie. Utili e (spero) dilettevoli. Allora, dunque.
Mi son chiesto: ma, in rete, esisto?
Mi sono cercato, nel sito uniIuav* ufficiale.
Poiché all’Iuav, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti gli editoriali tutti scritti per il giornale degli workshops unIuav 2007 ossia “laboratorio07” ossia florilegio poisongaloresco.<br />
<span id="more-1520"></span><br />
<strong>Esserci, o non esserci 1<br />
</strong>Luglio 10, 2007<br />
Peripezie, vi racconterò, e velenose istorielle, essendo io poison galore.<br />
E cose di vita varie. Utili e (spero) dilettevoli. Allora, dunque.<br />
Mi son chiesto: ma, in rete, esisto?<br />
Mi sono cercato, nel sito uniIuav* ufficiale.<br />
Poiché all’Iuav, in effetti, insegno, dal 1974, anche se i più (potenti, nel senso del potere, non della potenza), per fortuna, pare non se ne siano accorti o, forse, se ne sono semplicemente dimenticati, capita a tutti.<br />
Esito della vrf, seo, alla data e ora di questo post.<br />
Non mi son trovato, nella lista dei docenti, sub voce ateneo. Vabbè. Caspita, in quella far invece ci sono. Clicco et voilà ecco la mia paginella, vuota vuota, salvo link archivio programmi (dall’aa 2003-4) e didattica corrente.<br />
Fantastico!<br />
Sarà mica che son antipatico o robe del genere?<br />
Il fatto che un po’ mi rode è che più volte ho segnalato questa che potremmo chiamare svista, se mi passate il termine, che a me comunque pare anche una piccola strambezza, tra le tante in corso, da tempo ed anche in questi giorni di workshop; peraltro, a suo tempo ho fatto sapere per email to whom it may concern che nel mio privato unofficial sito didattico poisongalore.org si trova da anni tutto il materiale didattico e altro; e nel mio privato bloggone che è piazzato nell’europeista polano.eu, ia, oltre a post vari, ho pubblicato anche tutto (o quasi) quello che ho scritto di grafica dal 1992 (cfr. Guida tra i tab in alto del blog indicato).<br />
Contare sulle proprie forze!, si legge ne L’arte della guerra, scritto dal Maestro Sun (Sun Tzu o Sun Zi) intorno al V secolo aC, a seguito di una tradizione orale lunga almeno due secoli, e poi in celebre stampatissimo libretto rosso di Mao Zedong, e io mi son sforzato di.<br />
No comment, direte voi; ça suffirait, direi io…<br />
vs aff.mo<br />
poison galore<br />
*<br />
UnIuav: acronimo nuovo, fresco fresco, da me coniato: diffondete, è di pubblico dominio; sta per un(iversi)tà Iua(v di) V(enezia ma va bene la v minuscola) e mi pare funzioni. O no?<br />
ps<br />
In omaggio, qualche citazione dal testo del Maestro Sun:<br />
“Il più grande condottiero è colui che vince senza combattere.<br />
In ogni conflitto le manovre regolari portano allo scontro e quelle imprevedibili alla vittoria.<br />
Se sei inattivo mostra movimento; se sei attivo mostrati immobile.<br />
Chi è prudente ed aspetta con pazienza chi non lo è, sarà vittorioso.<br />
Quando muovi sii rapido come il vento, maestoso come la foresta, avido come il fuoco, incrollabile come la montagna.<br />
Conosci il nemico, conosci te stesso, mai sarà in dubbio il risultato di 100 battaglie.<br />
Combatti con metodi ortodossi, vinci con metodi straordinari”.</p>
<p><strong>Esserci, o non esserci 2 – ovvero: rapidi ed invisibili<br />
</strong>Luglio 10, 2007<br />
Peripezie, vi racconterò, e velenose istorielle, essendo io poison galore.<br />
E cose di vita varie. Utili e (spero) dilettevoli. Allora, dunque.<br />
Perbacco, mosso da sottil venticello, vado a verificare se i sudati elaborati (più insonni che sudati, forse) di Lab30 e se, a parte il ns legittimo Information Pride, ’sti uorksciop si trovano nel sito uniIuav ufficiale e se almeno questo unofficial official blog dei medesimi w07 è splasciato in copertina, come forse non merita ma gli toccherebbe.<br />
Esito della vrf, seo, alla data e ora di questo post:<br />
1 . due box nella splash (uno generale, altro di attualità, conferenze nel caso attuale) ma blog questo absit cmq nella stessa.<br />
2 . in particolare, dal box generale corsi intensivi… si va in una aggiornatissima pagina (vedasi, prego), ove in calce trovansi codesti link o ganci che dirsivoglia ossia li copioincollo qui sotto, non vi spiaccia, cliccateli voi:<br />
I docenti dei workshop, che è un’àncora cioè torna su stesso, elencando quelli che li “conducono” (sic); ove, ça va sans dire, i link assenti (oltre al mugellano Casamonti) sono Camplani e Polano (v. al proposito post Esserci, o non esserci 1) ossia Lab30. È vero, non abbiamo mandato il programma, né le biografie: chiedo venia, colpa nostra, se vogliam parlare di colpe, che m’è sempre odiosetto; preferisco la/le responsabilità. A ns scusante: nessuno ha fatto pressione né richiesta urgente, al proposito, né prima né poi. E per quanto mi riguarda…<br />
Avvisi agli studenti con utili avvisi e rinvio al travagliato fu Spin. Tra i docenti “accreditati”, manco.<br />
Comunicato stampa, altra àncora.<br />
Le tavole rotonde, ulteriore àncora.<br />
Vai al blog dei workshop cioè qui, adesso funziona, dapprincipio no, ma capita anche questo, pazienza.<br />
Non so se commentare (ma forse, il tutto si commenta bene da sé) come il buon Bartali o limitarmi a qualche titolo scekspiriano.<br />
Alla fine, per carità di patria, taccio sul puntuale e ripeto il solito: nec flere nec indignari sed intelligere.<br />
Faccio fatica, almeno io, a capire, tuttavia: ma non sono forse, questi workshop, una straordinaria recente esperienza unIuav, di cui essere orgogliosi e propagandare con energia e fierezza?<br />
E il blog (courtesy of myself, dal pdv finanziario, per varie intuibili ragioni, in primis la rapidità operativa e la affidabilità: in redazione non abbiamo ancora rete!) non ne è una componente importante, sul piano dell’informazione, almeno ufficiosa e certo tempestiva?<br />
Quanto poi al quotidiano “Laboratorio07”, che tanta fatica litigi notti insonni e (per ora) anche picciol spese di tasca nostra ci è costato, a noi tutti di Lab30 – en passant, si noti: quasi tutte le attrezzature strumentali non sono state fornite dall’unIuav e gli aspetti logistici sono stati finora paradossali seppur in lento miglioramento (ne scriverò in un altro post corsivo, forse) –, quanto (ripeto) al quotidiano “Laboratorio07”, tutto tace nel sito ufficiale uniIuav: non un cenno (almeno, io non ne ho trovati, se non questo nel cs: “per tutta la durata dei laboratori uscirà un quotidiano”, non si da chi fatto, con link a questo blog, finis).<br />
Niente di nuovo sul fronte occidentale, si direbbe!<br />
Salut et merci, les copains et les copines.<br />
vs aff.mo<br />
poison galore<br />
ps<br />
Il preside fda/unIuav, prof De Michelis, ieri (a parte avermi chiesto – non dico proprio a torto – se son paranoico, una volta fatto cenno a quanto scrivo in Esserci, o non esserci 1), quando gli facevo presente che lo stesso problema di “scarsa” informazione su questo laboratorio interfacoltà e sul quotidiano soprattutto (a parte la questione dei cfu per gli studenti fda/unIuav, che han da esser pari a quelli degli studenti far: ne parleranno nel prossimo cdf loro, domani, pare – non mancherò di informarvi, se il caso) si pone anche per la fda/unIuav, mi ha suggerito gentilmente di rivolgermi al responsabile. Ottimo suggerimento, se tanto mi da tanto.</p>
<p><strong>La soluzione 2%<br />
</strong>Luglio 11, 2007<br />
Tempo fa, non tanto a dir il vero, ho sentito una certa persona ai vertici unIuav (non importa chi: importa l’enunciato, in questo caso) affermare – seriamente, non celiava! – che non si sa (certo lui pareva non saper; ma tant’è!) qual è la “mission” (spesso piace, a codesti nostri, parlar con lingua che sappia di marketing, ignari di adottare perlopiù un lessico dismesso, adatto solo a manualetti e dispense da edicola) dell’università. Al che suggerii: forse questa missione è sempre e ancora la stessa, cioè educazione (parola che preferisco a formazione) tramite didassi e, al contempo, studio ovvero ricerca (pura e applicata), in breve: insegnare e indagare. E volendo restare nel lessico paramarketing, soggiunsi, con una “vision(e)” magari: “la società dell’eguaglianza solidale e della conoscenza diffusa”, suggerii, ancora, è la mia personale visione; visione che potrebbe modularsi ulteriormente, nel caso di disegno industriale ad esempio, con specificazioni mirate, veri e propri slogan etico-progettuali, quali ”Non fare cose inutili!” e ”Zero packaging”.<br />
Università è ricerca, caspiteraccia!, e di ciò ci cale assaissimo. Anche perché è lo sviluppo culturale, alimentato dalla ricerca, a muovere l’economia e non il contrario. Ma la ricerca ha un costo e ha anche bisogno di ricercatori nuovi cioè giovani (vista l’età media dei docenti universitari italiani: l’ultimo dato unIuav che conosco è 55 anni, contro la media UE di 35 – no comment). Il nostro paese, ahinoi, investe (nelle stime più rosee – sulle promesse dei governi meglio tacere…) attorno al 2% del pil in ricerca ed “è all’ultimo posto per numero di ricercatori sul totale di persone attive (meno del 3 per mille, la Finlandia ne ha il 13 per mille). In generale, l’Europa stessa investe poco, seppur con andamenti diversi. La Finlandia invece, in testa agli investimenti, impegna quasi il 5% del suo pil. Risultato? Uno per tutti: di che marca è il vostro telefonino? Per caso un Nokia? “Secondo i dati della società di ricerca Gartner l’impresa finlandese durante l’ultimo trimestre 2006 ha venduto 102,8 milioni di telefonini […] la quota di mercato di Nokia è aumentata […] al 36,2%”.<br />
vs aff.mo<br />
poison galore</p>
<p><strong>#9 tantissimi io, poco o punto noi<br />
</strong>Luglio 13, 2007<br />
È curioso, almeno per la mia sensibilità, che può apparire strana, lo so, a molti. Non a caso, credo (a riprova dei sentimenti o almeno delle sensazioni che suscito, malgré moi), il prof arch Aldo Aymonino, figlio d’arte, qualche sera fa, incrociandomi a un bar in campo santa Margherita, durante la migrazione post 0730 pm (raus! tutti fuori dal cotonificio… e noi che si deve da fare il giornale? pure…) della redazione ai Tolentini (hic manebimus optime: grazie preside!), ove era seduto, con moglie e prole, ha esclamato, indicandomi ammiccando, al preside prof arch Giancarlo Carnevale et alii circonvicini: “È matto ma non scemo!”. Orquindi, è curioso: facciamo un giornale per tutti, di tutti; il ns è un servizio, siamo (si dice in terra di Albione, la perfida) Civil Servants, quantomeno ci sentiamo tali, tutti noi di Lab30, nello svolgere per voi un umile ma – per quel che possiamo – corretto ed esigente lavoro di informazione, anche in rete. L’estetica grafica, cheppur c’è, non è al centro delle ns attenzioni comuni, di noi di Lab30; al centro ci siete voi, lettori, una parte di noi, che vogliamo al meglio informare e lo si fa anche con una qualche dose di estetica grafica. Perciò collaboriamo, pare con discreti risultati – da quanto ci sussurrate garbatamente – tra far e fda, in un noi che è unIuav, gloriosa bandiera e scuola di architettura di eccelsa storia. È curioso: non uno di voi (mi correggo, un solo studente, è vero), di voi, tanti io, si è proposto di collaborare, con testi disegni foto quant’altro; il giornale non è roba di alcuni io (direttore e tutti gli altri del colophon in ultima pagina): è di noi tutti! Proponete, se volete, nei modi che il coordinamento di edizione saprà dirvi ma solo in quel modo, altrimenti si fa confusione che non sta bene, perché lavoriamo sempre à bout de souffle. È curioso: non abbiamo visto in redazione (se non mi sbaglio, altrimenti chiedo scusa fin d’ora) né il rettore prof arch Carlino Magnani, né altri prof (a parte il ns straordinario vicino di aula e un paio di altri), né assistenti, né studenti (se non una sparuta pattuglia occasionale di amici di amici), né il servizio comunicazione unIuav, proposto istituzionalmente a faccende come queste. È curioso, non capisco e non so darmene ragione, non capiamo e non capiamo: mi spiace, spiace a tutti noi. Gradirei capire; se potete, fateci sapere. Ma forse non avete tempo da perdere…<br />
vs aff.mo<br />
poison galore</p>
<p><strong>Una modesta proposta…<br />
</strong>Luglio 15, 2007<br />
Alla cortese Att.ne del<br />
Prof Arch Giancarlo Carnevale<br />
Preside della fAR facoltà di architettura<br />
UnIuav università Iuav di Venezia<br />
Gentile Preside,<br />
raccogliendo una esigenza ormai diffusa e di cui Le forniremo documentazione (un appello intitolato “Vogliamo la rivista della facoltà di architettura”: all’ingresso del cotonificio presto esporremo dei fogli, su cui chi è favorevole alla proposta può apporre la propria firma, per assenso), mi permetto di avanzare una modesta proposta. Credo siano ormai maturi i tempi (e le esperienze vissute in questo workshop da Lab30, l’unità di ricerca e progetto interfacoltà dal Lei voluta, col pieno accordo del ns Rettore, Prof Arch Carlo Magnani, e del Preside della fDA facoltà di disegno industriale e degli artefatti, Prof Arch Marco De Michelis, confortano – appieno e senza mie riserve – nella direzione che Le avanzo) perché la fAR/uniIuav si doti di un mensile, sulla scia della prova di “Laboratorio07”.<br />
Un mensile di 16 pagine (io lo immagino così, ne ho accennato in campazzo stasera al Direttore Amministrativo per i dettagli tecnici, necessariamente da ingegnerizzare col Suo basilare apporto), realizzato dal team collaudato di Lab30 (o, meglio, di chi vorrà continuare quella che per me è una straordinaria ventura) ma aperto alla collaborazione di chiunque, tra studenti e docenti, voglia collaborarvi. Dichiaro sùbito d’esser pronto a impegnarmi, con la stessa energia che ho finora manifestato, se Lei vorrà. Altrimenti, decida Lei, con il Consiglio di facoltà, chi possa essere messo al timone: sono sostituibile e non ho difficoltà alcuna a farmi da parte. Credo profondamente nel valore della nostra identità e nella prevalenza del noi sugli io. Perciò, disponga pure, purché la rivista si realizzi! Sul piano personale, se dovessi scegliere, penso sia meglio vivere da Ulisse che da Narciso – anche se miro all’equilibrio interiore tra le due figure del pensiero mitico che permeano la ns cultura, a fianco della conoscenza scientifica, come ho letto da liceale nei testi dell’antropologo de La Pensée Sauvage…<br />
Per Aspera Ad Asperrima!<br />
Suo Aff.mo<br />
Poison Galore aka Sergio Polano</p>
<p><strong>#11 ewwiwa cellarete<br />
</strong>Luglio 17, 2007<br />
Oggi oggiornamenti varii, con notarelle personali. Per essempio, update (si fa per dire) di Esserci, o non esserci 1 circa moi même: ve lo dico, nulla di nuovo all’orizzonte! CVD. Idem ditto per il 2. Quanto a Tantissimi io, poco o punto noi, come sopra. Quanto alla vita dei redactores vagantes, rete ad abundantiam alla fine [Stop The Press: pare, dice, si dice, dicunt, vox populi vox dei redattori web, che non è così, che la rete è basscia, le voci si inseguono, sono le 2305, devo fare la chiusura, si vedrà domani…]. Mentre climatizzazione e chiave per uscire dai Tol post0000 ancora nixnix: ma siamo confianti, per dirla alla franzosa. Quanto alla voce che siamo fankazzisti: ebbene si, avete ragione e perciò venite nel ns Lab30 a lavorare come guest, sarete graditissimi ospiti. Fino alle 2345 almeno. Nui, ‘un si fa nulla per davero. Ma con dimorto Information Pride. Quanto al costo industriale del quotidiano (carta e inchiostro), con redazione e personali attrezzature a costo zero, ve lo dico, meno di 40 cent a copia; ne facciamo alla fine 48mila. Fate i conti voi ma pagano i sponzor. Questa volta avevo cominciato a scrivere il mio corsivetto già sabide ( friulano per sabato), tentando l’anticipo per andare in contropiede ma mi sembra di arrivare in porta senza terzini, stile il meglio Lucarelli, che però non m’ è punto piaciuto. Infatti, sabato Bottin m’ha fatto sapere per mail quer che su’ muri labronici (oppure liburnici o anche livornesi) si legge. Lo quoto, che anche lui quota: “Cristiano Lucarelli se ne va. 12 milioni in 3 anni dallo Shakhatar. Il bomber del Livorno ha accettato l’offerta milionaria degli ucraini dello Shakhatar. ‘Se rimanevo, diventavo patetico’ – il suo primo commento. È un’epoca che si chiude! Sui muri livornesi è comparsa la scritta: ‘Lucarelli!!! Da dì dè a dì dà, c’è una bella differenza! Vergognati!”. Qui lo vedo e là lo piango, per quotare ancora (chi indovina da quale film? risposte su cartolina consegnata a mano in redazione entro giovedi pv, premio stretta di mano direttore o forse meno o forse più). Consiglietto finale, da esperienza doggi (andato a dormire ore 0330, sveglia 0620, lavorato inde fessamente senza tregua): “favore non richiesto perlo+ fassi carcio ’n kulo”.</p>
<p><strong>#14 c u soon ovvero ariviòdisi<br />
</strong>Luglio 19, 2007<br />
Ubi Mayor, Minores Cessant, si sarebbe potuto pispigliare ieri, con un po’ di sano sarcasmo (salvo ognuno! come usa sempre la mia mamma novantaquattrenne ormai) se non con distaccata ironia, parafrasando il motto latino, in occasione della visita del primo cittadino. In effetti, il buon Cacciari ha poco tempo da perdere e non lo perde certo in perifrasi eufrastiche. Tant’è che siamo orgogliosi di una intervista senza peli sulla lingua. Gli Hair (giacché siamo entrati in The Age of Aquarius), il sindaco serenissimo semmai li palesa altrove: pur non canuto, è barbuto, come s’addice – non a caso – aun Filosofo au même temps Civil Servant de la Ville de Venise.<br />
Finis Laudatio.<br />
Finis Operis, etiam quoque.<br />
Ragazzi, ce l’abbiamo fatta! Sembra incredibile, ma è vero.<br />
Il giornale è uscito, quotidie. 15 uscite, una al giorno, lunedi-venerdi, 8 pagine/giorno, ultima uscita doppia ossia 16 pagine, totale (se non sbaglio) 232 pagine in a3, traducendo in formato libro: più o meno il doppio, ossia un tomazzo da 400 e passa pagine. Partendo da zero, quantomeno per la far. Boys &amp; girls della fda avevano lavorato con Camplani, art director vaporizzatosi along the way (dommage!) con gran dispiacere collettivo, ma tant’è – nulla dura, nella vita. E un bel giuoco dura poco, dicono. Comunque sia, m’è spiaciuto e credo a tutti sia spiaciuto. Per discrezione, taciamo sui dettagli. Quanto al team far, posso solo esserne orgoglioso e voi tutti dell’unIuav pure. Atmosfera ottima, lavoro duro, notti insonni, direttore quasi intransigente ma son venute fuori le attitudini e le inclinazioni, a discrezione: non credo si debba guidare nessuno, al contrario; ottimi scrittori e ottimi fotografi, capacità autorganizzative e autodisciplina. Credo fermamente si debba dar fiducia a tutti gli studenti, affinché ne vengano fuori le migliori capacità, e cercare di mostrar loro la passione che anima noi docenti. Tutto lì: non si può insegnare, forse; si può imparare, sicuramente. Bisognerebbe fardi più, spiega l’amico Zoletto: imparare ad imparare, e magari imparare a disimparare…<br />
Quanto a noi docenti, mi ronza in testa sempre la frase di Ortega y Gasset: compito del professore universitario è lanciare un sasso nello stagno. Sempre. Dovunque. Comunque. 24/7. Io ci provo, perdonatemi se non ci riesco granché.<br />
Chiedo venia ora. L’unIuav ha una storia e un’identità collegiale straordinaria. Non so – a dire il vero non credo– che gli studenti (e forse anche tanti docenti) la conoscano davvero, aldilà di frasi generiche o di circostanza. Sarebbe utile ricordare questa storia (mia modestissima opinione, almeno) in modo assiduo e specifico, perché il futuro si fonda sulla radice del passato, non per altro motivo, non per autocelebrarsi: per insinuare, nella faglia fragile ed esile del presente in cui scorriamo instabili e in crisi permanente, un sottile tradimento nella tradizione e sperare perciò di avere innovazione. Se ci si riesce, eccoci con un nuovo prof arch Giuseppe Samonà, direttore (e per fortuna, dico io polemicamente, non rettore). È quanto mi auguro accada.<br />
Chiedo venia, ho scritto sopra. Ecco perché. Scriverò di me, che ambirei essere Pessimo Allievo di Cattivo Maestro e Peggiori Amici Suoi. La storia di una istituzione è storia delle vicende di uomini che ne fanno parte e la costruiscono, per così dire. Presto mi son ritrovato, un po’ stupito, a fare l’assistente a 24 anni, 20 giorni dopo essermi laureato; e alla fine, dopo Udine, Ferrara (e Vienna!), son ancora qui, nell’amata-odiata scuola, all’Iuav che mi ha preso e lasciato, come nei veri amori; ma pur sempre, son ancora qui, orgoglioso di farne parte.<br />
Quaest’anno è del tutto particolare per me (perdonate questa debolezza verso la cronaca personale: ma siamo alla conclusione del giornale e ne approfitto): lo segnano una serie di ricorrenze, estremamente significative per il sottoscritto. Le celebro nell’album fotografico di questa pagina, uno zibaldone di immagini, senza didascalie, per non esagerare.<br />
Ci vediamo alla prossima puntata. Perché farà di tutto perché il “giornale di istituto unIuav della far” esca mensilmente, dal prossimo ottobre 2007, come ho già scritto.<br />
Signor Rettore Magnani, Signor Preside Carnevale, siete in grado di impegnarVi, sia pur informalmente, domani, in occasione della mostra finale? Ci conto, ci contiamo, certo tutti noi della far in Lab30; spero, sinceramente, sia un pensiero condiviso dai più.<br />
Grazie per quanto tutti hanno fatto per noi.<br />
Servus aka Sergio da Pola</p>
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		<title>ï</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Apr 2008 13:38:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mettiamo i puntini sulle (parole) i(nglesi).
Designer significa(va) chi fa disegni (lavora di progetto).
Computer significa(va) chi fa di conto (lavora coi numeri).
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Mettiamo i puntini sulle (parole) i(nglesi).<br />
<em>Designer</em> significa(va) chi fa disegni (lavora di progetto).<br />
<em>Computer</em> significa(va) chi fa di conto (lavora coi numeri).</p>
]]></content:encoded>
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		<title>neografia</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Feb 2008 21:07:46 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[artefatti grafici]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi capita di tornare, stimolato da richieste varie, su talune idee e correlate (seppur provvisorie) definizioni (senza le quali non ci si capisce e non si fa scienza), come quella di neografia.

E di constatare – con un minimo disappunto – come quel che scrivo venga spesso misinterpretato (se si trattasse di lettore interpretante-produttore, ben venisse…) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi capita di tornare, stimolato da richieste varie, su talune idee e correlate (seppur provvisorie) definizioni (senza le quali non ci si capisce e non si fa scienza), come quella di <strong><em>neografia</em></strong>.</p>
<p><span id="more-1453"></span><br />
E di constatare – con un minimo disappunto – come quel che scrivo venga spesso misinterpretato (se si trattasse di lettore interpretante-produttore, ben <em>venisse</em>…) perché – nella frettolosa frettolosità dell’agitato presenzialismo della presentificazione attuale – chi ne scrive/parla riferendosi al sottoscritto (credo, suppongo) semplicemente non mi pare abbia letto con attenzione quanto ne ho scritto.</p>
<p>E con un poco più di fastidio, di (ri)leggermi utilizzato ad lib. ma non cit. (“citazione – scrive Tizio Caio bla bla – citazione” o altra forma consimile) come si usa(va?) nelle oneste pratiche scientifiche: dare a Cesare quel che è (nel bene e nel male) di Cesare.</p>
<p>Evidentemente, è quanto accade se si decide di pubblicare (= render pubblico, credendo nell’avanzamento delle scienze e del sapere come bene comune) online più o meno tutto quanto si è scritto, come ho fatto; salvo constatare che il rischio del dar mano a furb-ini/etti, che talora son quelli che meno te lo aspetti, insidia anche questa disponibilità.</p>
<p>Non che non lo abbia ripetutamente scritto: “texts by sergio polano © worldwide &#038; all rights reserved – a quant&#8217;altro è pubblicato nel blog si applica la specifica licenza creative commons”.</p>
<p>Ma tant’è…</p>
<p>Devo pensarci su, perché non mi par giusto, alla fin fine.</p>
<p>Basta con le lagnanze!</p>
<p>Quanto alla neografia:</p>
<p>1 . [2002#04] <a href="http://www.polano.eu/zib/2004/10/200204-neografia.html">neografia</a><br />
“Sgombriamo subito il campo da equivoci che possan generarsi dal titolo del mio intervento. Non intendo proporre alla vostra attenzione una nuova grafia, un nuovo sistema di scrittura, bensì l’idea (più ardita e assai ambiziosa) di una disciplina da mettere a punto, da definire, da organizzare teoricamente e criticamente, con il concorso e l’intreccio di altre discipline più consolidate e già dotate di loro nomi: d’altronde, è così che si forman le scienze e i saperi. E cioè, eccone una prima, primitiva ma precisa definizione: la neografia quale <em>ambito di studi che si situa storicamente in successione rispetto alla paleografia, in modo tale che si possa completare il campo della storia delle scritture umane, immaginando un generale integrale sapere scientifico che si occupi di tutte le scritture</em>, dell’insieme di questi specifici sistemi di segni visivi decodificabili, dalle (imprescrutabili e perciò mitiche) origini alla contemporaneità. […]<br />
Non è giunto ormai il tempo di dotarsi di strumenti, teorici e progettuali, e di repertori metodici, atti ad affrontare e dar corpo disciplinare a ciò che ho proposto di chiamare la scienza della<em> ‘neografia’, rispettivamente moderna (dal quattrocento all’ottocento) e contemporanea (dall’ottocento a oggi)? Non è forse matura la situazione per disciplinare, per far disciplina della conoscenza di quanto è il naturale seguito storico della paleografia, nel conformarsi delle lettere artificiali in forme tipografiche e oggi digitali, non solo nell’ambito occidentale ma in quello planetario, seguendo e analizzando al contempo l’evolversi delle scritture manuali e delle altre grafie (pittogrammatiche, logogrammatiche, diagrammatiche e così via) che marcano il mondo d’oggi come un immane immaginario testuale? </em><br />
Proprio con quest’ultimo genere di interrogativo terminavo, con un certo timore di manifestare presunzione e di dar prova d’accademismo, il testo di un mio saggio, pubblicato qualche anno fa da ‘Casabella’, sulla tipologia, tema che stamattina sarà svolto da Giulio Carrucciu. Non nego il conforto e il piacere di aver scoperto successivamente, leggendo le postume<em> Variazioni sulla scrittura</em> di Roland Barthes pubblicate da Einaudi nel 1999, che avevo ripetuto un’ipotesi reclamata dal grande intellettuale francese proprio in quel prezioso, problematico e acuto volume. E con la citazione di quell’autorevole conferma termino il mio intervento: <em>‘I nostri eruditi – afferma Barthes – non hanno studiato a fondo che le scritture antiche: la scienza della scrittura non ha mai ricevuto altro che un sol nome: la paleografia, descrizione fine, minuziosa dei geroglifici, delle lettere greche e latine, abile mestiere degli archeologi nel decifrare antiche scritture sconosciute. Ma sulla nostra scrittura moderna, nulla: la paleografia si ferma al XVI secolo, e pur tuttavia come si fa a non immaginare […] una neografia che ancora non esiste?’</em>”.<br />
[intervento al congresso internazionale ATypI 2002, <em>The Shape of Language</em>, auditorium della tecnica, Roma, 21 settembre 2002 – nello stesso anno il testo integrale di questo intervento, con modeste correzioni, è stato pubblicato in un libretto, intitolato <em>neografia</em>, formato a5or, quale “esercitazione finale del laboratorio di comunicazione tipografica del clasvem, corso di laurea specialistica in comunicazioni visive e multimediali, facoltà di design e arti, iuav università degli studi, aa 2002–3, docente sergio polano, collaboratore alla didattica fiorella bulegato, progetto grafico redazione impaginazione a cura degli studenti del laboratorio di comunicazione tipografica roberto cisco carla di pancrazio regina ermacora marco ferracuti piera zanei”.]</p>
<p>2 . stralcio da appunti didattici per le lezioni tenute presso l’università Iuav di Venezia<br />
“La neografia comprende gli studi di storia delle arti visuali occidentali (in virtù del loro esserculture alfabetiche), a partire dalla metà circa del quattrocento, in piena italica rinascenza. Più precisamente, le ricerche di neografia riguardano i sistemi artificiali (= fondati su artefatti, protetici e strumentali, espressivi e comunicativi) di segni visivi codificati (= scritture e immagini), ossia le indagini contigue e conseguenti alla paleografia, intesa in senso estensivo (= storia delle arti visuali dell’antichità classica greco-romana e del medioevo)”.</p>
<p>3 . tentativo di mappa, o meglio di visualizzazione schematica, necessitante di argomentazioni dettagliate e puntuali ma forse utile e certo perfettibile, anch’esso<em> ad usum scholae</em>, anch’esso già pubblicato<br />
<a href='http://www.polano.eu/sp/wp-content/uploads/2008/02/mappa.pdf' title='mappa.pdf'>mappa.pdf</a></p>
<p>Naturalmente, occorre (tentare di) definire almeno anche <em>grafia</em> e <em>grafica</em> – eccovi accontentati (sempre da 2 e utili per capire la mappa 3):</p>
<p><em>grafie</em><br />
Produzione variamente replicabile di “scritture”, sia naturali (= manuali, ossia le chirografie) che artificiali (meccaniche, ossia le tipografie, in prima approssimazione), e delle “immagini” (statiche e dinamiche o, meglio, cinematiche), sia naturali (disegno e ogni altra tecnica prevalentemente manuale di raffigurazione, rappresentazione, restituzione, descrizione e/o immaginazione opto-visiva) che artificiali (foto-grafia, cinematografia, video-grafia e simili, ivi incluse tutte le immagini di sintesi numerico-computazionale).</p>
<p><em>grafica</em><br />
[grà-fi-ca] sostantivo f. (pl. -che)<br />
dal lat. <em>graphicum</em>, gr. <em>graphikós</em><br />
•  deriv. di <em>gráphein</em>: scrivere, disegnare, dipingere, annotare, registrare<br />
– scalfire, graffiare, incidere (ossia togliere materia, in linea di massima)<br />
– dipingere, tracciare (ossia aggiungere materia, in linea di massima)</p>
<p>Disclaimer<br />
Chiedo venia!<br />
Tra le varie definizioni e schemi non vi è coerenza piena: trattasi di <em>wip – work-in-progress</em>, in effetti.</p>
<p>Precisazione<br />
Dal mio lessico ho abolito l’uso comune di <em>design</em>, per ragioni più volte esposte. Or mi ripropongo di modificare l’uso e abuso di <em>digitale</em>, che vuol dire (e bisogna dire, ché altrimenti si fa mito-magia verbale e non scienza-esattezza) soltanto <em>numerico</em>, fatto e fondato sul <em>numero</em> (che la base sia esadecimale, decimale o binaria, è questione altra).</p>
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		<title>pixel comment</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Feb 2008 17:58:54 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[arte]]></category>
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		<description><![CDATA[Dice Franco (e col suo permesso, ‘quoto’, à propos del mio post pixel:
“Direi che sono in aumento gli oggetti comunicati di per sé, nella loro essenzialità, specie nel campo pubblicitario, dove si sparano le figure di quei prodotti - di cui pochi sanno il nome - così come appaiono negli scomparti del supermercato, quasi ancestrali tacche mnemoniche per il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dice Franco (e col suo permesso, ‘quoto’, <em>à propos </em>del mio post <a href="http://www.polano.eu/sp/2008/02/04/pixel/"><em>pixel</em></a>:<br />
“Direi che sono in aumento gli oggetti comunicati di per sé, nella loro essenzialità, specie nel campo pubblicitario, dove si sparano le figure di quei prodotti - di cui pochi sanno il nome - così come appaiono negli scomparti del supermercato, quasi ancestrali tacche mnemoniche per il popolo degli analfabeti di ritorno; che viene in tal modo messo in grado d’identificarli con immediatezza nei loro involucri colorati, metterli nel carrello e pagare alla cassa, lavorando di solo arco riflesso senza sforzi mentali. Il <em>nomina consequentia rerum</em> di Guglielmo di Ockham non vale all&#8217;ipercoop.</p>
<p><span id="more-1440"></span><br />
Ma chissà se anche la grammatica dei segni non stia subendo la secolare semplificazione della grammatica delle parole. Difatti pare che l&#8217;evoluzione della specie umana porti con sé una lenta ma straordinaria semplificazione linguistica, il cui vantaggio genetico non riesco a riconoscere: basti pensare che l&#8217;italiano &#8211; in un intervallo fulmineo per l’orologio delle mutazioni biologiche &#8211; ha perso (tranne qualche fossile) le declinazioni, il genere neutro, la persona duale, modi e tempi verbali come il participio presente o il trapassato remoto e così via.</p>
<p>Infine, per definire l&#8217;arte, è forse inutile ripercorrere il pensiero di tanti pensatori da Platone fino a Croce, passando magari per l&#8217;arte dei medici e speziali cui s’era iscritto Dante (credo abusivamente e certo furbescamente). L&#8217;arte è una tautologia. Basti ricordare le ‘performances’ dei raduni giovanili di una volta, dove era di prammatica che gruppi d’ignoranti occupassero la scena, per suonare a caso degli  strumenti (quasi sempre percussioni) con un gesto che intendeva essere autentico, se non liberatorio, ma che era solo vile. Quella lì non è arte. Il ragazzo del primo anno d&#8217;accademia che ricopia alla noia il Galata morente invece ‘fa’ arte e poesia. L’arte, insomma, è l’arte. Probabilmente è indefinibile la differenza tra chi esegue Hindemith dopo averlo studiato e chi scrive poesie che a leggerle a voce alta suonano come prose; è qualcosa che ha poco a che fare con le definizioni e più col desiderio di esprimersi, di muoversi, di ascoltare, di vedere, di fare. L’arte: una tecnica che incontra il piacere”. </p>
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