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	<title>poison.galore &#187; cit.</title>
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	<description>aka sergio.polano online</description>
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		<title>af</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Apr 2008 12:49:11 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[artefatti grafici]]></category>
		<category><![CDATA[cit.]]></category>
		<category><![CDATA[designers]]></category>

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		<description><![CDATA[“La nostra tesi – precisava in Alan Fletcher in Graphic Design: Visual Comparisons del 1963 – è che ciascun problema grafico abbia un numero infinito di soluzioni; che molte siano valide; che le soluzioni debbano derivare dalla natura del tema; che il progettista non debba avere uno stile grafico preconfezionato”.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>“La nostra tesi – precisava in Alan Fletcher in <em>Graphic Design: Visual Comparisons</em> del 1963 – è che ciascun problema grafico abbia un numero infinito di soluzioni; che molte siano valide; che le soluzioni debbano derivare dalla natura del tema; che il progettista non debba avere uno stile grafico preconfezionato”.</p>
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		<title>mlk</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 17:49:06 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[cit.]]></category>

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		<description><![CDATA[“Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare: ma bisogna prenderla, perchè è giusta” &#8211; Martin Luther King
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare: ma bisogna prenderla, perchè è giusta” &#8211; Martin Luther King</p>
]]></content:encoded>
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		<title>foscolo</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Mar 2008 20:45:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sp</dc:creator>
				<category><![CDATA[cit.]]></category>
		<category><![CDATA[sp: personalia]]></category>

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		<description><![CDATA[Un dì, s&#8217;io non andrò sempre fuggendo 
di gente in gente, me vedrai seduto
su la tua pietra, o fratel mio, gemendo
il fior de&#8217; tuoi gentili anni caduto.
La Madre or sol suo dì tardo traendo
parla di me col tuo cenere muto,
ma io deluse a voi le palme tendo
e sol da lunge i miei tetti saluto.
Sento gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un dì, s&#8217;io non andrò sempre fuggendo <span id="more-1463"></span><br />
di gente in gente, me vedrai seduto<br />
su la tua pietra, o fratel mio, gemendo<br />
il fior de&#8217; tuoi gentili anni caduto.</p>
<p>La Madre or sol suo dì tardo traendo<br />
parla di me col tuo cenere muto,<br />
ma io deluse a voi le palme tendo<br />
e sol da lunge i miei tetti saluto.</p>
<p>Sento gli avversi numi, e le secrete<br />
cure che al viver tuo furon tempesta,<br />
e prego anch&#8217;io nel tuo porto quïete.</p>
<p>Questo di tanta speme oggi mi resta!<br />
Straniere genti, almen le ossa rendete<br />
allora al petto della madre mesta.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>neografia</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Feb 2008 21:07:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sp</dc:creator>
				<category><![CDATA[artefatti grafici]]></category>
		<category><![CDATA[cit.]]></category>
		<category><![CDATA[inrete]]></category>
		<category><![CDATA[scritture esposte]]></category>
		<category><![CDATA[sp: personalia]]></category>
		<category><![CDATA[sp: verba]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi capita di tornare, stimolato da richieste varie, su talune idee e correlate (seppur provvisorie) definizioni (senza le quali non ci si capisce e non si fa scienza), come quella di neografia.

E di constatare – con un minimo disappunto – come quel che scrivo venga spesso misinterpretato (se si trattasse di lettore interpretante-produttore, ben venisse…) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi capita di tornare, stimolato da richieste varie, su talune idee e correlate (seppur provvisorie) definizioni (senza le quali non ci si capisce e non si fa scienza), come quella di <strong><em>neografia</em></strong>.</p>
<p><span id="more-1453"></span><br />
E di constatare – con un minimo disappunto – come quel che scrivo venga spesso misinterpretato (se si trattasse di lettore interpretante-produttore, ben <em>venisse</em>…) perché – nella frettolosa frettolosità dell’agitato presenzialismo della presentificazione attuale – chi ne scrive/parla riferendosi al sottoscritto (credo, suppongo) semplicemente non mi pare abbia letto con attenzione quanto ne ho scritto.</p>
<p>E con un poco più di fastidio, di (ri)leggermi utilizzato ad lib. ma non cit. (“citazione – scrive Tizio Caio bla bla – citazione” o altra forma consimile) come si usa(va?) nelle oneste pratiche scientifiche: dare a Cesare quel che è (nel bene e nel male) di Cesare.</p>
<p>Evidentemente, è quanto accade se si decide di pubblicare (= render pubblico, credendo nell’avanzamento delle scienze e del sapere come bene comune) online più o meno tutto quanto si è scritto, come ho fatto; salvo constatare che il rischio del dar mano a furb-ini/etti, che talora son quelli che meno te lo aspetti, insidia anche questa disponibilità.</p>
<p>Non che non lo abbia ripetutamente scritto: “texts by sergio polano © worldwide &#038; all rights reserved – a quant&#8217;altro è pubblicato nel blog si applica la specifica licenza creative commons”.</p>
<p>Ma tant’è…</p>
<p>Devo pensarci su, perché non mi par giusto, alla fin fine.</p>
<p>Basta con le lagnanze!</p>
<p>Quanto alla neografia:</p>
<p>1 . [2002#04] <a href="http://www.polano.eu/zib/2004/10/200204-neografia.html">neografia</a><br />
“Sgombriamo subito il campo da equivoci che possan generarsi dal titolo del mio intervento. Non intendo proporre alla vostra attenzione una nuova grafia, un nuovo sistema di scrittura, bensì l’idea (più ardita e assai ambiziosa) di una disciplina da mettere a punto, da definire, da organizzare teoricamente e criticamente, con il concorso e l’intreccio di altre discipline più consolidate e già dotate di loro nomi: d’altronde, è così che si forman le scienze e i saperi. E cioè, eccone una prima, primitiva ma precisa definizione: la neografia quale <em>ambito di studi che si situa storicamente in successione rispetto alla paleografia, in modo tale che si possa completare il campo della storia delle scritture umane, immaginando un generale integrale sapere scientifico che si occupi di tutte le scritture</em>, dell’insieme di questi specifici sistemi di segni visivi decodificabili, dalle (imprescrutabili e perciò mitiche) origini alla contemporaneità. […]<br />
Non è giunto ormai il tempo di dotarsi di strumenti, teorici e progettuali, e di repertori metodici, atti ad affrontare e dar corpo disciplinare a ciò che ho proposto di chiamare la scienza della<em> ‘neografia’, rispettivamente moderna (dal quattrocento all’ottocento) e contemporanea (dall’ottocento a oggi)? Non è forse matura la situazione per disciplinare, per far disciplina della conoscenza di quanto è il naturale seguito storico della paleografia, nel conformarsi delle lettere artificiali in forme tipografiche e oggi digitali, non solo nell’ambito occidentale ma in quello planetario, seguendo e analizzando al contempo l’evolversi delle scritture manuali e delle altre grafie (pittogrammatiche, logogrammatiche, diagrammatiche e così via) che marcano il mondo d’oggi come un immane immaginario testuale? </em><br />
Proprio con quest’ultimo genere di interrogativo terminavo, con un certo timore di manifestare presunzione e di dar prova d’accademismo, il testo di un mio saggio, pubblicato qualche anno fa da ‘Casabella’, sulla tipologia, tema che stamattina sarà svolto da Giulio Carrucciu. Non nego il conforto e il piacere di aver scoperto successivamente, leggendo le postume<em> Variazioni sulla scrittura</em> di Roland Barthes pubblicate da Einaudi nel 1999, che avevo ripetuto un’ipotesi reclamata dal grande intellettuale francese proprio in quel prezioso, problematico e acuto volume. E con la citazione di quell’autorevole conferma termino il mio intervento: <em>‘I nostri eruditi – afferma Barthes – non hanno studiato a fondo che le scritture antiche: la scienza della scrittura non ha mai ricevuto altro che un sol nome: la paleografia, descrizione fine, minuziosa dei geroglifici, delle lettere greche e latine, abile mestiere degli archeologi nel decifrare antiche scritture sconosciute. Ma sulla nostra scrittura moderna, nulla: la paleografia si ferma al XVI secolo, e pur tuttavia come si fa a non immaginare […] una neografia che ancora non esiste?’</em>”.<br />
[intervento al congresso internazionale ATypI 2002, <em>The Shape of Language</em>, auditorium della tecnica, Roma, 21 settembre 2002 – nello stesso anno il testo integrale di questo intervento, con modeste correzioni, è stato pubblicato in un libretto, intitolato <em>neografia</em>, formato a5or, quale “esercitazione finale del laboratorio di comunicazione tipografica del clasvem, corso di laurea specialistica in comunicazioni visive e multimediali, facoltà di design e arti, iuav università degli studi, aa 2002–3, docente sergio polano, collaboratore alla didattica fiorella bulegato, progetto grafico redazione impaginazione a cura degli studenti del laboratorio di comunicazione tipografica roberto cisco carla di pancrazio regina ermacora marco ferracuti piera zanei”.]</p>
<p>2 . stralcio da appunti didattici per le lezioni tenute presso l’università Iuav di Venezia<br />
“La neografia comprende gli studi di storia delle arti visuali occidentali (in virtù del loro esserculture alfabetiche), a partire dalla metà circa del quattrocento, in piena italica rinascenza. Più precisamente, le ricerche di neografia riguardano i sistemi artificiali (= fondati su artefatti, protetici e strumentali, espressivi e comunicativi) di segni visivi codificati (= scritture e immagini), ossia le indagini contigue e conseguenti alla paleografia, intesa in senso estensivo (= storia delle arti visuali dell’antichità classica greco-romana e del medioevo)”.</p>
<p>3 . tentativo di mappa, o meglio di visualizzazione schematica, necessitante di argomentazioni dettagliate e puntuali ma forse utile e certo perfettibile, anch’esso<em> ad usum scholae</em>, anch’esso già pubblicato<br />
<a href='http://www.polano.eu/sp/wp-content/uploads/2008/02/mappa.pdf' title='mappa.pdf'>mappa.pdf</a></p>
<p>Naturalmente, occorre (tentare di) definire almeno anche <em>grafia</em> e <em>grafica</em> – eccovi accontentati (sempre da 2 e utili per capire la mappa 3):</p>
<p><em>grafie</em><br />
Produzione variamente replicabile di “scritture”, sia naturali (= manuali, ossia le chirografie) che artificiali (meccaniche, ossia le tipografie, in prima approssimazione), e delle “immagini” (statiche e dinamiche o, meglio, cinematiche), sia naturali (disegno e ogni altra tecnica prevalentemente manuale di raffigurazione, rappresentazione, restituzione, descrizione e/o immaginazione opto-visiva) che artificiali (foto-grafia, cinematografia, video-grafia e simili, ivi incluse tutte le immagini di sintesi numerico-computazionale).</p>
<p><em>grafica</em><br />
[grà-fi-ca] sostantivo f. (pl. -che)<br />
dal lat. <em>graphicum</em>, gr. <em>graphikós</em><br />
•  deriv. di <em>gráphein</em>: scrivere, disegnare, dipingere, annotare, registrare<br />
– scalfire, graffiare, incidere (ossia togliere materia, in linea di massima)<br />
– dipingere, tracciare (ossia aggiungere materia, in linea di massima)</p>
<p>Disclaimer<br />
Chiedo venia!<br />
Tra le varie definizioni e schemi non vi è coerenza piena: trattasi di <em>wip – work-in-progress</em>, in effetti.</p>
<p>Precisazione<br />
Dal mio lessico ho abolito l’uso comune di <em>design</em>, per ragioni più volte esposte. Or mi ripropongo di modificare l’uso e abuso di <em>digitale</em>, che vuol dire (e bisogna dire, ché altrimenti si fa mito-magia verbale e non scienza-esattezza) soltanto <em>numerico</em>, fatto e fondato sul <em>numero</em> (che la base sia esadecimale, decimale o binaria, è questione altra).</p>
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		<title>utensile</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 21:59:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sp</dc:creator>
				<category><![CDATA[cit.]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie]]></category>

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		<description><![CDATA[“La comparsa dell’utensile – ha scritto André Leroi-Gourhan in Le geste et la parole del 1964 – tra i caratteri specifici segna appunto la particolare frontiera dell’umanità, con una lunga transizione nel corso della quale a poco a poco la sociologia prende il posto della zoologia. […]

A conclusione […] siamo arrivati alla nozione dell’utensile come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“La comparsa dell’utensile – ha scritto André Leroi-Gourhan in <em>Le geste et la parole </em>del 1964 – tra i caratteri specifici segna appunto la particolare frontiera dell’umanità, con una lunga transizione nel corso della quale a poco a poco la sociologia prende il posto della zoologia. […]</p>
<p><span id="more-1427"></span><br />
A conclusione […] siamo arrivati alla nozione dell’utensile come vera e propria secrezione del corpo e del cervello degli antropiani. È logico, quindi, applicare a questo organo artificiale le norme degli organi naturali: deve rispondere a forme costanti, a un vero e proprio stereotipo. È questa infatti la regola per tutti i prodotti dell’industria umana nei tempi storici: esiste uno stereotipo del coltello, dell’ascia, del carro, dell’aereo, che non è solo il prodotto di un’intelligenza coerente ma il prodotto di quella intelligenza integrata nella materia e nella funzione. […] I ciottoli scheggiati della pebble culture [l’industria litica dei ciottoli, per la produzione di choppers, risalente ad almeno 2 milioni di anni fa] corrispondono appunto a uno stereotipo di cui testimoniano milioni di oggetti. […] L’evoluzione dell’industria litica segue un ritmo così lento che [in seguito, per alcune centinaia di migliaia di anni] si conserva lo stesso stereotipo, solo arricchito di alcune forme e migliorato dal punto di vista dell’esecuzione. […] Per quasi tutta la sua durata cronologica (in seguito rimarranno da percorrere solo pochi istanti geologici) il tecnicismo dell’uomo deriverebbe quindi in modo più diretto dalla zoologia che da qualsiasi altra scienza”.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>autodafé1</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Dec 2007 19:45:01 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[cit.]]></category>
		<category><![CDATA[sp: verba]]></category>

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		<description><![CDATA[Per quale ragione, vien subito da chiedersi, si è imposta alle avanguardie artistiche (e non solo) una simile insistente domanda di relazione ambientale, di contratto architettonico, senza requie e senza soluzione, per tutto l’arco di un secolo (e oltre)? Priva forse di risposte ultime, la legittima domanda si deve confrontare con le più disparate, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per quale ragione, vien subito da chiedersi, si è imposta alle avanguardie artistiche (e non solo) una simile insistente domanda di relazione ambientale, di contratto architettonico, senza requie e senza soluzione, per tutto l’arco di un secolo (e oltre)? <span id="more-1373"></span>Priva forse di risposte ultime, la legittima domanda si deve confrontare con le più disparate, non coincidenti né conclusive ipotesi elaborate dalla critica; fra tutte, forse l’apparentemente paradossale formulazione suggerita a suo tempo da Paul Valéry è una di quelle che più meriterebbero d’essere riconsiderate senza pregiudizi, per le perduranti implicazioni che veicola, anche in ambiti contigui: “Pittura e scultura, mi dice il demone della spiegazione, sono bambini abbandonati. La loro madre è morta, la loro madre architettura. Finché era viva, donava loro spazio, lavoro, regole. La libertà di errare non era concessa. Avevano il loro posto, la loro luce ben definita, i loro soggetti, i loro accordi… Finché visse, sapevano quello che volevano”, anche perché “le arti non si adattano alla fretta […] L’assurda superstizione del nuovo – che ha spiacevolmente sostituito l’antica eccellente fiducia nel giudizio della posterità – assegna agli sforzi il fine più illusorio e li spinge a creare ciò che vi è di più perituro, ciò che per sua stessa natura è perituro: la sensazione del nuovo”.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>methode</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Dec 2007 15:31:31 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[cit.]]></category>
		<category><![CDATA[inrete]]></category>
		<category><![CDATA[scienze]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[Da imagesANALYSES:
“Portrait en deuil autour d&#8217;un puits de lumière
par Emmanuël Souchier
Pour définir la méthode, deux pièges au moins nous guettent. Celui de l&#8217;objectivité (la &#8221; science &#8221; des idéologues contemporains) et celui de la subjectivité (la &#8221; Science sacrée &#8221; des métaphysiciens).

Les premiers &#8211; en formalistes &#8211; réduisent l&#8217;œuvre à ses caractéristiques techniques ou matérielles [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da <a href="http://imagesanalyses.univ-paris1.fr/">imagesANALYSES</a>:</p>
<p>“<strong><a href="http://imagesanalyses.univ-paris1.fr/portrait-deuil-autour-m34.html">Portrait en deuil autour d&#8217;un puits de lumière</a></strong></p>
<p>par Emmanuël Souchier</p>
<p>Pour définir la méthode, deux pièges au moins nous guettent. Celui de l&#8217;objectivité (la &#8221; science &#8221; des idéologues contemporains) et celui de la subjectivité (la &#8221; Science sacrée &#8221; des métaphysiciens).<br />
<span id="more-1372"></span><br />
Les premiers &#8211; en formalistes &#8211; réduisent l&#8217;œuvre à ses caractéristiques techniques ou matérielles objectivement observables. Il ne saurait y avoir pour eux d&#8217;intentions attendu qu&#8217;elles ne sont pas observables. Partant, il ne saurait y avoir d&#8217;expression&#8230;<br />
Les seconds posent la subjectivité comme fondement de toute lecture ; réfutant les premiers, ils nient dans leur lecture la matérialité ou les formes mêmes de l&#8217;œuvre : le sens est transcendant à l&#8217;œuvre ou son auteur, quel que soit le modèle idéologique convoqué (romantique, marxiste, surréaliste ). Ni l&#8217;un ni l&#8217;autre point de vue ne peuvent rendre compte du phénomène artistique et plus généralement du phénomène communicationnel. &#8221; En réalité, l&#8217;&#8221;artistique &#8221; dans sa totalité, comme le rappelle Bakhtine, ne réside pas dans la chose, ni dans le psychisme du créateur pris isolément, ni dans celui du contemplateur : l&#8217;artistique englobe ces trois aspects ensemble. Il est une forme particulière de la relation entre créateur et contemplateurs, fixée dans l&#8217;œuvre artistique&#8221; . Et c&#8217;est cette relation située dans un contexte qui nous intéresse.</p>
<p>À ces trois pôles contextualisés (créateur, œuvre, contemplateur) correspondent trois pratiques distinctes de la recherche qui fondent la méthode : la pratique documentaire (historique, technique, artistique, culturelle&#8230;), descriptive (sémiologique) et interprétative (la pratique de &#8221; lecture-écriture &#8220;, de &#8221; lettrure &#8220;) . Elles ne sont pas complémentaires mais interdépendantes et s&#8217;informent mutuellement dans une dynamique heuristique qui, par la rédaction du commentaire, donnent forme à l&#8217;interprétation. L&#8217;acte d&#8217;écriture, à travers ses contraintes propres, constitue en effet l&#8217;objet même de notre savoir,  définissant une poïétique de la recherche.</p>
<p>Ainsi la recherche documentaire nourrit-elle le savoir de l&#8217;œuvre tout en s&#8217;appuyant sur une description sémiologique formelle qui prend sens en fonction du support ou de la technique employée, par exemple. Mais l&#8217;intertextualité &#8211; ou son équivalent l&#8217;intericonicité -, si elle relève de la recherche documentaire est également nourrie par les savoirs de l&#8217;interprète. Autrement dit, chaque approche informe l&#8217;autre, l&#8217;interroge, la valide ou l&#8217;invalide, la transforme&#8230; Le contexte, dans ses différentes composantes, détermine quant à lui l&#8217;ensemble de l&#8217;analyse, qu&#8217;il s&#8217;agisse de la production de l&#8217;œuvre, de sa diffusion ou de sa réception. Enfin, la mise en forme du commentaire (le parti pris interprétatif subjectif) s&#8217;inscrit dans un contexte défini par les conditions éditoriales de sa production et qui renvoie à ses différents acteurs (énonciation éditoriale).</p>
<p>Définir la méthode, c&#8217;est donc, non pas à partir d&#8217;un modèle (supposé &#8221; scientifique &#8220;), mais bien d&#8217;une dynamique de production (d&#8217;une poïétique), tenter de rendre compte de façon itérable d&#8217;un ensemble de pratiques et de contraintes qui pour être uniques et chaque fois distinctes n&#8217;en sont pas moins strictement informées et descriptibles. Aussi, &#8221; la première règle objective est ici d&#8217;annoncer le système de lecture, étant entendu qu&#8217;il n&#8217;en existe pas de neutre &#8221; ainsi que le rappelait fort justement Roland Barthes”.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>catullo</title>
		<link>http://www.polano.eu/sp/2007/12/15/catullo/</link>
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		<pubDate>Sat, 15 Dec 2007 10:32:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sp</dc:creator>
				<category><![CDATA[cit.]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.polano.eu/sp/2007/12/15/catullo/</guid>
		<description><![CDATA[Desine de quoquam quicquam bene velle mereri
aut aliquem fieri posse putare pium.
Omnia sunt ingrata. Nihil fecisse benigne;
immo etiam, taedet obestque magis,
ut mihi, quem nemo gravius nec acerbius urget
quam modo qui me unum atque unicum amicum habuit.
carmen LXXIII
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Desine de quoquam quicquam bene velle mereri<br />
aut aliquem fieri posse putare pium.<br />
Omnia sunt ingrata. Nihil fecisse benigne;<br />
immo etiam, taedet obestque magis,<br />
ut mihi, quem nemo gravius nec acerbius urget<br />
quam modo qui me unum atque unicum amicum habuit.</p>
<p>carmen LXXIII</p>
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		<title>who</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Dec 2007 00:07:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sp</dc:creator>
				<category><![CDATA[cit.]]></category>
		<category><![CDATA[muzak]]></category>

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		<description><![CDATA[People try to put us down
(Talkin’ ’bout my generation)
Just because we get around
(Talkin’ ’bout my generation)
Things they do look awful cold
(Talkin’ ’bout my generation)
I hope I die before I get old
(Talkin’ ’bout my generation)
This is my generation
This is my generation, baby.
The Who (thanx mmm!)

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>People try to put us down<br />
(Talkin’ ’bout my generation)<br />
Just because we get around<br />
(Talkin’ ’bout my generation)<span id="more-1370"></span><br />
Things they do look awful cold<br />
(Talkin’ ’bout my generation)<br />
I hope I die before I get old<br />
(Talkin’ ’bout my generation)<br />
This is my generation<br />
This is my generation, baby.</p>
<p>The <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Who">Who</a> (thanx mmm!)<br />
<img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/thumb/9/9c/My_Generation_vocal_melody_with_response.PNG/800px-My_Generation_vocal_melody_with_response.PNG" alt="mg" /></p>
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		<title>pensierini</title>
		<link>http://www.polano.eu/sp/2007/11/17/pensierini/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Nov 2007 23:47:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sp</dc:creator>
				<category><![CDATA[cit.]]></category>
		<category><![CDATA[sp: verba]]></category>

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		<description><![CDATA[1
Bisognerebbe preoccuparsi d’esser ignorati dai sapienti, non dagli ignoranti. – dice un amico mio – Lo dice la parola stessa, no? Se sono ignoranti, che vuoi che faccian, se non ignorare!

2
Tiremm innanz…
(A Sciesa)

2
Il vero intellettuale rifugge dai dibattiti contemporanei: la realtà è sempre anacronistica.
(JL Borges, Due libri, da Altre inquisizioni).
3
Il mondo intellettuale si divide in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>1<br />
Bisognerebbe preoccuparsi d’esser ignorati dai sapienti, non dagli ignoranti. – dice un amico mio – Lo dice la parola stessa, no? Se sono ignoranti, che vuoi che faccian, se non ignorare!<br />
<span id="more-1356"></span><br />
2<br />
Tiremm innanz…<br />
(A Sciesa)<br />
<a href='http://www.polano.eu/sp/wp-content/uploads/2007/11/sciesa.jpg' title='sciesa'><img src='http://www.polano.eu/sp/wp-content/uploads/2007/11/sciesa.jpg' alt='sciesa' /></a><br />
2<br />
Il vero intellettuale rifugge dai dibattiti contemporanei: la realtà è sempre anacronistica.<br />
(JL Borges, <em>Due libri</em>, da <em>Altre inquisizioni</em>).<br />
3<br />
Il mondo intellettuale si divide in due classi: da una parte i dilettanti, dall’altra i pedanti.<br />
(M de Unamuno, <em>Del sentimento tragico della vita</em>).</p>
]]></content:encoded>
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